.

Candidato!
post pubblicato in diario, il 9 maggio 2009


Sono candidato con la lista "Pollutri Libera e Concorde - Nicola Benedetti Sindaco".

Voglio cogliere quest'occasione di potermi impegnare e di poter mettere in pratica le cose in cui ho creduto durante tutti questi anni.

Le idee sono tante, il gruppo è buono e la voglia di fare c'è! Grazie a tutti quelli che mi hanno dato e mi daranno il loro supporto.

Candidato Sindaco: Nicola Benedetti

Candidati Consiglieri:

Cicchitti Nicola
D'Agostino Evelina
D'Attilio Giuseppe
Di Pietro Antonio
Di Pietro Daniela
Gizzarelli Concetta
Gizzarelli Rosella
Saraceni Gianluca
Taraborrelli Angelo
Tartaglia Vincenzo
Tinari Catia
Zinni Emidio




permalink | inviato da angelo.taraborrelli il 9/5/2009 alle 13:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Aiuto per i terremotati de L'Aquila
post pubblicato in diario, il 6 aprile 2009


Dove rivolgersi per offrire aiuto, sangue o cibo
ROMA - Appello dei Centri di servizio per il volontariato (Csv) di Pescara a tutti i volontari di Pescara e provincia, a contribuire nei limiti delle loro possibilità ad aiutare le popolazioni colpite dal terremoto. Le associazioni di volontariato o i singoli volontari interessati a mettersi a disposizione per l'emergenza terremoto che ha colpito l'Abruzzo possono contattare il Centro operativo della Protezione Civile presso la Prefettura di Pescara, telefonando allo 085 2057631. 

Chiunque fosse invece interessato a donare sangue, può farlo recandosi o presso il Centro Trasfusionale dell'ospedale Santo Spirito di Pescara, via Fonte Romana n. 8 (ingresso pronto soccorso), o presso il centro raccolta sangue Avis Pescara, corso Vittorio Emanuele II n.10. 

Chiunque voglia donare del cibo per le popolazioni colpite, infine, può portare i generi di prima necessità presso il Banco Alimentare dell'Abruzzo, in via Celestino V: il Banco Alimentare, mediante la sua rete di enti e associazioni convenzionati nell'Aquilano, ha già iniziato ad inviare i prodotti nelle zone colpite dal terremoto.




permalink | inviato da angelo.taraborrelli il 6/4/2009 alle 14:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Partiamo dalle Idee: Rifiuti Zero (Zero Waste)
post pubblicato in diario, il 22 marzo 2009


Ecco una cosa che mi piacerebbe fosse al centro del programma del PD per le prossime elezioni provinciali, ma anche a tutti i livelli in futuro.

Sposare l'idea che sta alla base della campagna "Zero Waste" ovvero Rifiuti Zero, che consiste in un approccio completamente nuovo alla gestione dei rifiuti, in una vera e propria rivoluzione. 

Usciamo dalla logica dell'incenerimento, anche quando è camuffata dalla parola "termovalorizzatore", una logica che guarda al passato e non al futuro.
In tanti comuni, tra cui Vasto e San Salvo, sta partendo la raccolta differenziata, anche a Pollutri grazie anche all'impegno del caro Antonio Di Giovanni, sta partendo un progetto pilota di compostaggio domestico. 
Andiamo avanti, spingiamoci ancora oltre!

Questo è riformismo, questa è innovazione. E non è utopia, perchè c'è chi lo fa, come l'Australia, guardare per credere: http://www.zerowaste.sa.gov.au/ 

Ho trovato un articolo che introduce la questione in modo abbastanza chiaro e provo a lanciare l'idea, almeno su internet, in modo da sentire cosa ne pensate anche voi.

Articolo tratto da http://www.questotrentino.it/2005/03/Zero_Waste.html 


“Zero Waste” non è un’utopia

Come smaltire i rifiuti? Riduzione, riuso, riciclo ed educazione. In diversi Paesi già si fa. 

I rifiuti sono un problema drammaticamente attuale, anche in Trentino. Produciamo più di 200.00 tonnellate di rifiuti all’anno e la raccolta differenziata è sotto i parametri di legge. Esistono due modi opposti di affrontare il tema: il primo, più diffuso, è affermare che i rifiuti sono una conseguenza inevitabile del sistema produttivo e dunque, non essendo possibile intervenire a livello locale per ridurli, bisogna decidere come smaltirli. L’altro modo, che si sta lentamente diffondendo, è Zero Waste.

Negli anni ’60/’70 l’espansione economica aveva portato ad una enorme incremento della quantità di rifiuti (con conseguente consumo di energia e inquinamento); la prima soluzione al problema fu l’allestimento di sempre più grandi e problematiche discariche, rivelatesi inquinanti e indecorose. Alle polemiche l’ingegneria rispose con l’invenzione degli inceneritori, che parvero per una decina d’anni (almeno fino all’arrivo dei primi incidenti e ai dati sulle patologie) l’innovazione risolutiva: da una ingombrante massa di "roba" si riduce tutto ad una relativamente piccola massa di ceneri tossiche. La soluzione sembrava anche relativamente economica e gestibile dal punto di vista della sicurezza, ma dopo qualche anno cominciarono a sorgere comitati contrari e proteste.

Gli inceneritori presentano infatti alcuni seri elementi di criticità (vedi scheda) per la salute umana ed anche dal punto di vista della logica che sottendono. A questo proposito va ricordato che la Germania, paese storicamente "inceneritorista", che aveva pianificato nel 1990 120 forni, poco tempo dopo invertì la rotta; dal ’90 al 2002 ne sono stati avviati appena due dozzine e diversi Länder oggi rifiutano nuove discariche e inceneritori e la nazione (come la vicina Austria) ha adottato una politica di riduzione, riuso, riciclo ed educazione.

Nel 2002 in Irlanda è stata inserita una tassazione sulle buste in plastica distribuite nel commercio; risultato: -97% di buste ed entrate statali per 10 milioni di euro reinvestiti in azioni di gestione dei rifiuti.

Insomma, a partire dagli anni ’90 la prospettiva cominciò a cambiare (basti qui ricordare, nel 1995, il documento del Club di Roma sui limiti dello sviluppo), dando progressivamente corpo alla strategia di Zero Waste, oggi attuata dal 50% delle città in Nuova Zelanda, dall’Australia, dal Canada, dalla California, dallo Stato dell’Oregon e da molte aziende multinazionali (Toyota, Bell Canada, Xerox, Hewlett Packard, e altre). Per esempio, la Xerox Usa stima che le propria politica Zero Waste, grazie a riduzione, riuso e riciclo, abbia prodotto dal 1990 al 1999 un risparmio pari a 47 milioni di dollari. Zero Waste alle Olimpiadi di Atlanta ha permesso di realizzare l’85% di raccolta differenziata; lo stabilimento Epson di Portland in Oregon nel 2000 ha ridotto del 90% la quantità di rifiuti; la catena canadese Beer Store (12 milioni di clienti all’anno) ha un recupero del 98% delle bottiglie piazzate sul mercato, con un risparmio di circa 160 milioni di dollari e ricicla il 97% degli imballaggi in plastica, e così via. 

Dollari, insomma, non utopia !

I risultati sono importanti: riduzione forte dei rifiuti e cambiamento radicale della logica di produzione e dei principi economici, con una spinta innovativa che rende competitivi.

Ma non abbiamo ancora spiegato, nei dettagli, cos’è Zero Waste. Zero Waste è un metodo di lavoro il cui scopo è ridurre i rifiuti, l’impiego di energia e di materia, lo spreco e l’inefficienza, partendo dalla considerazione che l’esistenza dei rifiuti è sintomo della inefficienza del sistema economico e che è possibile porvi rimedio con la tecnica e l’organizzazione.

Si studia la comunità dove agire, analizzando il flusso della materia e si trovano le soluzioni tecniche e organizzative insieme ai produttori e ai cittadini; poi, attuando le soluzioni trovate, si ottiene la riduzione dei rifiuti nella produzione, distribuzione e nel consumo sia per quantità sia per tossicità, per quanto possibile a livello locale. In che modo? 

Si riutilizzano le cose dismesse, creando aziende che le commercializzano dopo averle "aggiustate", creando Parchi del riuso e della rivendita e un mercato vero e proprio, con un adeguato supporto finanziario e legislativo. 

Tutto ciò, naturalmente, va supportato con azioni educative e formazione sul riuso e compostaggio. Il successivo passaggio consiste nel riciclare e inserire correttamente sul mercato i prodotti del riciclo, supportare la ricerca tecnica e logistica, creare conoscenza attraverso studi specifici, con corsi universitari, Accademie Zero Waste, ecc., diffondendo insomma un clima creativo, una cultura tra i cittadini e nell’economia.

Così i rifiuti diventano risorse economiche e non costi.

Le comunità locali possono agire come gruppi di pressione per avere leggi adatte allo scopo e per costruire sinergie territoriali e di comparto economico; inoltre è necessario collaborare con i produttori per premere affinché i costi della produzione di scarti non ricadano sulle comunità.

Si tratta, certo, di un metodo che richiede una forte leadership politica e una forte fiducia nel futuro e nella comunità stessa; le esperienze che esistono al mondo dimostrano tuttavia che perseguire Zero Waste è possibile e porta risultati concreti. Facciamo alcuni esempi, ricordando che in ogni realtà Zero Waste si attua in modo specifico. 

In Nuova Zelanda vi sono città dove ci si è limitati a rafforzare la raccolta differenziata, raggiungendo rapidamente il 70%, il che ha permesso di continuare ad usare piccole discariche; altrove, nella convinzione di non dovere in futuro costruire nuovi impianti, oltre alla raccolta differenziata spinta si sono aperti negozi del riuso e contemporaneamente si è risistemata la discarica estraendo il materiale riciclabile.

In altre località la strategia si è fatta più complessa, attivando veri e propri parchi del riuso e riconversione della produzione.

In tutti i casi la strategia comporta il coinvolgimento attivo della popolazione e degli operatori economici e una decisa leadership dell’amministrazione, con stanziamenti a bilancio per avviare le varie fasi.

I risultati più significativi ottenuti finora con Zero Waste sono che la raccolta differenziata è decollata, e che spesso da questa riorganizzazione dello smaltimento di rifiuti sono sorti nuovi posti di lavoro. 

Lo dimostra, fra l’altro, il caso della Nuova Zelanda, che fin dal 2002 ha adottato un Piano nazionale. Il Paese ha in tal modo aumentato la percentuale di raccolta differenziata, ridotto la quantità di rifiuti, innestato un processo economico innovativo che ha bisogno di materia prima e non di rifiuti, avviato un coinvolgimento dei cittadini che rende nel complesso la società più attenta e competitiva. Nota importante: la Nuova Zelanda sceglie, alla fine di questo processo, le discariche, perché con Zero Waste non c’è più bisogno di inceneritori. 


Un altro esempio ci viene dall’Oregon, dove è nata la Zero Waste Alliance, associazione pubblico/privata nel cui board siede anche il Governatore dello Stato, oltre ad ecologisti, imprese e ricercatori; essa ha lo scopo di studiare casi di produzione sostenibile, diffonderli attraverso l’Accademia Zero Waste (che esiste anche in Nuova Zelanda), supportare azioni di educazione, formazione dei manager e dei tecnici, marketing. 

Citiamo il Presidente della DuPont, Edgar Woolard: "Il futuro è zero: zero difetti, zero incidenti, zero spreco".

Zero Waste è spesso definita un’utopia; ma il suo più celebre promotore, Robin Murray, è un famoso economista della London School of Economics.

Link per approfondire:
http://www.zerowaste.org/
http://rifiutizero.org/




permalink | inviato da angelo.taraborrelli il 22/3/2009 alle 17:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Auguri Alduccio
post pubblicato in diario, il 15 marzo 2009


Aldo o, come lo chiamiamo tutti a Pollutri, Alduccio, qualche giorno fa ha compiuto 74 anni.

La bella notizia è che hanno organizzato una bella festa per lui, facendogli sentire l'amicizia ed il calore umano che merita.

La brutta notizia, e di questo volevo parlare, è che c'è qualche deficiente che ultimamente si diverte ad infastidirlo sia a casa che quando va in giro.

Nei piccoli paesi, capita che le persone sole e più deboli, vengano fatte oggetto di dileggio e maltrattate. 

Additate un po' come "scemo del villaggio", da persone che molto spesso sono proprio loro ad essere gli unici ed i più grandi scemi.

Non mi è mai capitato di assistere ad una scena del genere di persona, ma mi è stato raccontato.

Lo racconto anche a voi, perchè se vi capita, spero che interveniate.

Aldo è una persona buona con tutti, sempre disposto a giocare con i bambini, a scherzare e che durante la festa di San Nicola, da anni, è sempre a disposizione per dare una mano. Penso che sia il caso che tutta Pollutri gli  voglia bene.






permalink | inviato da angelo.taraborrelli il 15/3/2009 alle 15:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Le mie due parole sul PD dopo l'assemblea di oggi
post pubblicato in diario, il 21 febbraio 2009


 L'esito della crisi al vertice del PD, con la sostanziale ratifica dello stato di fatto e con la riconferma dell'attuale classe dirigente mi impone alcune riflessioni:

Franceschini: ha fatto un bel discorso, ha anche più mordente di Veltroni e si è assunto la sua parte di responsabilità. Come dire che è anche colpa sua. L'assemblea del PD l'ha promosso, non l'ha rimosso.
O forse sarebbe meglio riconoscere che l'ha sacrificato sull'altare della prossima sconfitta elettorale, ufficialmente per senso di responsabilità, ma in pratica perchè nessun altro vuole andarsi a bruciare prima del tempo.

Il ricambio: al momento non si vede, è mancato il coraggio, ma soprattutto ha vinto il cinismo, la realpolitik. I saggi diranno che non era il momento. Arriverà il congresso.

La base: secondo me è molto confusa, oltre che incazzata. Le belle parole, la Canzone Popolare, i Partigiani, la ritrovata unità avranno disorientato molti. I più sentimentali, come me, vorrebbero quasi crederci.
In realtà è come dopo un tradimento, l'amore resta, ma la fiducia un po' manca.

Il gruppo dirigente: saprà davvero tenere la bocca chiusa e lavorare per il partito e non per la propria visibilità? Saprà riconoscere che questa transizione è l'ultima missione che gli viene chiesta, prima di farsi una volta per tutte, da parte?

Il congresso: sembra la panacea di tutti i mali. E' li che ci attende come una luce in fondo al tunnel. Ma stiamo attenti: abbiamo preso tempo perchè dobbiamo organizzarlo per bene. Allora mi aspetto un congresso "con i fiocchi". Con regole democratiche, con la possibilità a tutti i livelli, di partecipare, candidarsi e farsi votare. Di promuovere le idee prima ancora dei personalismi.
Ci sono OTTO MESI prima del congresso. Dovrà essere PERFETTO. Otto mesi sono un'eternità alla velocità del mondo d'oggi. Speriamo di reggere così a lungo. Se lo falliremo, se faremo un "congressicchio", una carnevalata, allora sarà davvero finita per il PD.

Il presente: è un campo di battaglia, come e più di prima. In Abruzzo la situazione è anche peggiore se vogliamo. Non credo che da noi ci si possa adagiare aspettando ottobre, dobbiamo agire con gli strumenti che abbiamo a disposizione: la Base ed i Circoli, da subito.



permalink | inviato da angelo.taraborrelli il 21/2/2009 alle 19:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
TUTTI A CASA
post pubblicato in diario, il 21 febbraio 2009





permalink | inviato da angelo.taraborrelli il 21/2/2009 alle 10:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Ilvo Diamanti su Repubblica di oggi
post pubblicato in diario, il 20 febbraio 2009


 Invece Veltroni è segretario di un partito che ancora non c'è. Eletto nell'ottobre 2007 attraverso una consultazione popolare definita impropriamente "primarie". Le quali sono una procedura per "selezionare i candidati a cariche elettive nazionali o locali" (Pasquino e Venturino, Le primarie comunali in Italia, Il Mulino). Tuttavia le "primarie" sono un nome magico. Evocano l'Ulivo, di cui il Pd è l'erede. Il soggetto politico unitario e a vocazione maggioritaria e a larga partecipazione popolare, sperato dagli elettori di centrosinistra. Per questo vennero proclamate, mentre la sfiducia montava contro il governo Prodi. Come un rito propiziatorio, celebrato per promuovere un nuovo leader e, insieme, un nuovo partito. Che, però, non è mai stato veramente "fondato". I Ds e la Margherita si sono sciolti, ma l'Assemblea Costituente, eletta in quell'occasione, dopo un anno e mezzo, non ha mai realizzato il suo compito principale: "costituire" il Pd. Domani, invece, le verrà chiesto, probabilmente, di ratificare l'istituzione di una "unità di crisi". Un governo, per definizione, provvisorio, presidiato dai leader di ex partiti. In altri termini: qualcosa di analogo all'Unione o all'Ulivo di un tempo. Dove, però, coabitavano tutti: dal centro a sinistra, da Mastella a Bertinotti. Mentre oggi la compagnia è ridotta agli ex Ds e Margherita, a loro volta frazionati e divisi da profonde ostilità personali. La scelta di ricorrere a un portavoce transitorio, per questo, appare rischiosa. Il problema non riguarda l'identità del leader designato. Dario Franceschini è figura adeguata, con una storia pulita. Tuttavia, per avere potere e credibilità, di fronte agli elettori e ai leader delle altre forze politiche, egli non può e non deve apparire una figura di passaggio, in attesa di qualcun altro. Con quale credibilità potrebbe affrontare le prossime elezioni senza una leadership davvero legittimata? A maggior ragione, come pensano di essere credibili altri leader - Bersani, Bindi, Letta o la Finocchiaro: non importa - pronti a candidarsi alla segreteria del Pd in autunno ma non adesso? Per timore di perdere la faccia insieme alle prossime elezioni? (E dove sta scritto che debba avvenire?). 

Per questo crediamo necessario, oggi più di ieri, che il cosiddetto Pd, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, affronti una consultazione popolare ampia e una competizione vera. Da cui emergano un segretario vero e organismi veri che possano costruire un partito vero. Se non le primarie, qualcosa che ci somigli. Dove la partecipazione e il voto corrispondano all'iscrizione. Imponendo, per questo, agli elettori un contributo più impegnativo rispetto alle primarie vere e proprie. Si tratterebbe, peraltro, di una mobilitazione importante in vista delle prossime elezioni. 

D'altra parte, gli elettori del centrosinistra hanno sempre risposto in massa a ogni offerta di partecipazione. È avvenuto nel 2005 e nel 2007, a livello nazionale. E in centinaia di città (per ultimo, a Bologna e Firenze), in occasione delle primarie. Gli elettori del centrosinistra: sono delusi, ma non rassegnati. Meritano rispetto e ascolto. 

Meglio, altrimenti, dichiararlo subito: la biografia del Pd, prima ancora di iniziare, è già finita.




permalink | inviato da angelo.taraborrelli il 20/2/2009 alle 10:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Riposi in Pace
post pubblicato in diario, il 9 febbraio 2009


E' un momento molto triste, un momento che sarebbe arrivato prima o poi e che penso che tutti debbano accogliere in silenzio.

Stringiamoci in preghiera attorno alla famiglia Englaro.

Che Eluana riposi in Pace.

 



permalink | inviato da angelo.taraborrelli il 9/2/2009 alle 20:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
L'importanza dei principi
post pubblicato in diario, il 8 febbraio 2009


Nei momenti di confusione totale, quando i dubbi più laceranti ci assalgono eppure dobbiamo prendere una decisione, i nostri principi sono gli unici a poterci guidare. Quanto più essi sono saldi, tanto più troveremo la forza per uscire dalle difficoltà. Quanto più valore diamo ad essi, tanta motivazione troveremo.

Penso che questo sia vero per le persone, ma anche per i gruppi di persone ed in particolare per i partiti.

In queste ore, la storia dell'Italia democratica sta vivendo un momento travagliato e lacerante. I poteri dello Stato sono tra loro in conflitto, prima di tutti il Governo che sta muovendo un attacco senza precendeti al Presidente della Repubblica ed alla Costituzione. Per fare questo, con cinica un'abilità , Berlusconi ha scelto la vicenda Englaro per indossare i panni del cattolico fedele alla dottrina della Chiesa ed alle richieste delle gerarchie vaticane.

Il premier sa bene che l'Italia, su questa storia, è spaccata ed ha pensato bene di usare la forza di metà del paese per inoculare nel corpo repubblicano l'ennesimo germe della sua bramosia di potere.
Riscuotere i consensi per "salvare la vita" ad Eluana Englaro, ma in realtà incamerando appoggi per la propria guerra personale all'assetto costituzionale del paese.

Se tutto questo riuscisse ci ritroveremmo, da subito, in una nazione la cui sovranità viene influenzata da uno stato estero (come è il Vaticano) e qualche tempo dopo, come già annunciato da Berlusconi, con una  riforma costituzionale in atto per fare il modo che il Presidente del Consiglio possa fare e disfare senza più nessun controllo di costituzionalità, come oggi prevede il nostro ordinamento.

Un presidenzialismo di fatto, ma senza nessun contrappeso istituzionale. Chiamiamolo così.

Tutto questo può accadere e forse sta già accadendo, ma l'opposizione deve combattere con tutte le sue forze e con tutti i mezzi politici per sventarlo.

Non si possono accettare defezioni, perchè questa è l'ora della verità. 

Il Parito Democratico, finalmente sta reagendo come ci si deve aspettare da una grande forza  di opposizione, promuovendo una manifestazione nazionale, organizzando l'attività parlamentare e  difendendo l'operato del Presidente della Repubblica.

Purtroppo, però, ancora una volta, è stata ventilata dai cosiddetti "teo-dem" la possibilità di appoggiare il provvedimento del governo.

E' legittimo avere idee diverse, non c'è nulla di male, ma chi in questo momento non condivide i principi che sono alla base del Partito Democratico come la Laicità dello Stato, il primato del Diritto, la difesa della Costituzione e presta il fianco alle manovre ecclesiastico-governative, deve riconoscere che forse il suo posto non è nel PD.
Credo che se mancherà l'appoggio della Binetti e dei suoi colleghi in questo momento, come hanno già paventato, costoro debbano essere esplulsi.
Se non lo saranno, mi impegnerò per quanto sarà nelle mie possibilità per capire qual'è la vera posizione del Partito Democratico su questi principi fondamentali. E' una questione di chiarezza che va fatta una volta per tutte, anche perchè, se questa posizione fosse diversa da quella che auspico, a questo punto sarei io (e credo molti che la pensano come me) a non poter stare più nel PD.



PS: ci tengo a specificare che sul caso medico della signora Englaro io sono tra quelli che risponderebbero "non so".
Credo però, che la politica non sarebbe mai dovuta arrivare a tanto, che la decisione sull'alimentazione non possa essere oggetto di tante speculazioni, nè possa essere imposta per legge o decreto. Davanti al dolore della famiglia Englaro, che penso sia indescrivibile, riesco solo a restare in rispettoso silenzio. Il silenzio che questo stato oggi non sta garantendo, operando una violenza inaudita su queste sfortunate persone. A proposito, se a Pollutri ricapita Sacconi dovremmo organizzare una protesta per dirgli di vergognarsi per quello che ha combinato e sta combinando...




permalink | inviato da angelo.taraborrelli il 8/2/2009 alle 23:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Caro PD, per favore, torniamo a fare i congressi..
post pubblicato in diario, il 29 novembre 2008


Il tempo per scrivere non è molto, ma in qualche modo mi piacerebbe appuntare alcune delle idee che mi frullano per la testa.

Proverò a parlare di Partito Democratico, magari senza cadere nel solito piagnisteo, che io stesso odio, ma dovendo purtroppo guardare alla realtà di alcuni problemi che non si possono nascondere:

Siamo ancora prigionieri della lotta tra dalemiani e veltroniani, assistiamo a piccole e grandi miserie umane, vedi il caso Latorre e Villari, siamo bravissimi ad infilarci in situazioni imbarazzanti come nel caso delle primarie dei giovani, abbiamo, nel nostro piccolo, anche noi una fuga di cervelli come quella della ricercatrice Irene Tinagli.

A più di un anno dalla sua nascita il PD non sa bene che cos'è e quali sono le regole che lo governano, tant'è vero che ognuno fa un po' come gli pare.

Qualcuno suggerisce di "riavviare il PD": potrebbe anche essere quella la soluzione, ma bisogna capire prima di tutto il "come".

Se nello statuto e nel codice etico il PD fa riferimento a principi ed aspirazioni molto nobili, poi nei vari regolamenti e soprattutto nella loro attuazione qualcosa va perso e lascia confusi.

Faccio qualche piccolo esempio partendo dalla base di tutto: le primarie.
Abbiamo scelto questo metodo per la selezione della classe dirigente, presentandolo come quello che favorisce di più la partecipazione popolare, la scelta diretta del candidato, in poche parole la Democrazia.

Peccato che però poi ci siamo ritrovati a partecipare con liste bloccate, senza preferenze, con dei seggi organizzati alla meno peggio, con molti che urlano a brogli e denunciano irregolarità e tutto il triste corollario che ogni primaria fatta fino ad oggi porta con sè. Basti guardare a quello che sta succedendo dopo le primarie dei giovani del PD, vicenda che sto seguendo da qualche giorno.

Ultimamente, le primarie, queste primarie, mi hanno scocciato.

"Finalmente": dirà qualcuno che mi conosce, magari qualcun altro sarà sorpreso, ma penso che non abbia senso utilizzare un metodo per il quale non siamo pronti, che non sappiamo usare e che il giorno dopo, all'occorrenza, sconfessiamo.

Inoltre, non siamo ancora riusciti a collegare ai candidati delle primarie anche delle idee, dei progetti ed un conseguente dibattito attorno ad esse.
 
Una volta indette le primarie, Competition is competition e, puntualmente,  ci si ritrova solo in mezzo ad una gara muscolare, di chi riesce a portare più voti intorno alla sua persona.

Ho nostalgia di un partito che faceva i congressi, che pur avendo dei grandi personalismi (D'Alema vs Veltroni ce li portiamo ancora appresso) sapeva anche intavolare dei dibattiti sulle questioni importanti.

Caro PD, per favore, torniamo a fare i congressi, facciamoli il prima possibile.

Entro rapidamente nel merito della questione Giovani Democratici: non mi meraviglierei se fosse dimostrato che il voto delle primarie è avvenuto un po' "alla leggera", ma verosimilmente penso che Raciti avrebbe vinto lo stesso, anche se si fossero allestiti i seggi con i carabinieri all'ingresso ed i presidenti di seggio pagati cento euro al giorno.
E' pur vero che la forma è sostanza, ma oggi disperdere le energie cercando di minare alle basi la giovanile del PD non ha senso, ovviamente per chi quella giovanile vuole farla nascere.

Ci sono i circoli da organizzare e far maturare, i territori da attivare, insomma credo che chi voglia trovare spazi di partecipazione non abbia nulla di compromesso.

Aggiungo che ormai non ripongo molta fiducia negli apparati di partito, per quelli che sono oggi, visto che anche nel PD "dei grandi" non si fanno funzionare.
Per questo, a quanti oggi vorrebbero, ma non riescono ad esprimersi nel PD dico la stessa cosa che ripeto sempre a me stesso: partiamo dal basso, dalle sezioni e battiamoci per ottenere dei congressi, a tutti i livelli, che siano veri e nei quali si possa davvero fare politica.

 


 

Sfoglia aprile       
calendario
adv